Imprese sociali: 5.400 dipendenti in meno nel 2013

“Le imprese sociali risentono della crisi e della stretta dipendenza dalla committenza pubblica, ma mostrano una tenuta occupazionale ancora migliore rispetto al resto dell’economia italiana”, ha detto il segretario generale di Unioncamere, Claudio Gagliardi, intervenendo alle Giornate di Bertinoro per l’economia civile, promosse dall’Aiccon – l’Associazione Italiana per la promozione della Cultura della Cooperazione e del Non Profit.
“Stimiamo – ha aggiunto Gagliardi – che le quasi 15mila imprese sociali con almeno un dipendente (composte soprattutto da cooperative sociali) presenti nei Registri delle Camere di commercio impieghino, nel complesso, 435mila lavoratori. Sia per l’affacciarsi sul mercato di nuove imprese sociali, sia per l’aumento occupazionale di quelle già esistenti, dal 2008 al 2012 i dipendenti nel mondo delle imprese non profit sono aumentati di quasi il 6% l’anno, ben più di quanto hanno messo a segno tutte le altre aziende italiane. Una crescita legata alla diffusa esternalizzazione di servizi da parte della pubblica amministrazione, non accompagnata però da un credito capace di accompagnare la crescita di questo settore e in uno scenario caratterizzato dalla continua riduzione di finanziamenti pubblici.
È per questi motivi, e non solo per le difficoltà dello scenario economico, che nel 2013 le imprese sociali prevedono una flessione occupazionale di -5.400 lavoratori dipendenti (-1,2%). Un dato negativo certo, ma molto inferiore a quello prospettato dall’insieme delle imprese italiane, i cui dipendenti quest’anno caleranno del -2,2%”.

Fattore lavoro

Per le imprese sociali, il fattore lavoro assume ancora un valore talmente elevato e originale che si rivela difficilmente sostituibile con il capitale. E per soddisfare al meglio i bisogni crescenti dei loro utenti, resta fondamentale l’impegno di queste imprese nel campo della formazione e della qualificazione della propria forza lavoro. Continua infatti ad aumentare anche nel 2013 la domanda di figure di profilo elevato: le professioni intellettuali, scientifiche e tecniche raggiungono il 34% delle assunzioni (contro il 23% del totale delle imprese), a fronte di un 27% rilevato nel 2006. I laureati rappresentano quest’anno il 28% delle entrate programmate, quasi il doppio della media delle imprese italiane e ben 10 punti percentuali in più di quanto avvenuto nel 2006. Più diffusa è poi l’offerta di formazione continua ai dipendenti: il 54% delle imprese sociali ha realizzato nel 2012 attività formative per i propri dipendenti, a conferma di una sempre maggiore attenzione prestata al miglioramento delle competenze tecniche e delle capacità professionali delle risorse umane già presenti in azienda, oltre che al livello di qualificazione delle nuove assunzioni.

Start up imprenditoria sociale

Per il segretario generale di Unioncamere, “la tenuta e la piena affermazione dell’impresa sociale in Italia passano però anche attraverso una profonda riflessione sul suo ruolo all’interno delle politiche di sviluppo locale, individuando strumenti innovativi per sostenere l’imprenditorialità e la microimprenditorialità”.
A questo scopo, Unioncamere ha promosso l’iniziativa di sistema Start up imprenditoria sociale, il cui obiettivo è favorire la nascita di 400 nuove imprese sociali. Le Camere che partecipano al progetto stanno procedendo, in questa prima fase (il bando per la ricezione delle candidature chiude il 21 ottobre prossimo), alla selezione degli aspiranti imprenditori sociali che potranno beneficiare di informazioni e orientamento di base per l’avvio d’impresa, nonché di formazione e accompagnamento alla elaborazione del loro business plan. Già da una prima analisi delle domande a oggi pervenute è possibile tracciare alcune delle tendenze evolutive del mondo delle imprese sociali. A partire dalla diffusione sempre più evidente in ambiti quali il turismo sociale o la tutela ambientale. Molti candidati, poi, dichiarano di aver già maturato esperienze nel sociale, spesso legate al volontariato, e vogliono far diventare un “lavoro” le proprie competenze.
Per il sostegno dell’imprenditorialità sociale, occorre poi favorire forme di collaborazione con il sistema del microcredito. Per questo, Unioncamere e Banca Etica hanno recentemente sottoscritto un Protocollo di Intesa con il quale vogliono integrare i servizi di informazione, formazione, orientamento, accompagnamento e assistenza tecnica per l’avvio di nuove attività imprenditoriali sociali offerti dalle Camere di commercio con l’offerta da parte di Banca Etica di un pacchetto integrato di prodotti di microcredito specificatamente dedicato all’imprenditoria sociale.
Lo scorso 7 ottobre è stato inoltre presentato il rinnovato Protocollo d’intesa tra Unioncamere e Forum Nazionale del Terzo Settore per la valorizzazione dell’imprenditorialità sociale, che punta, tra l’altro, al rafforzamento della rete dei 33 Comitati per l’imprenditoria sociale e il microcredito (CISeM) costituiti dalle Camere. Queste strutture si prefiggono di cooperare con associazioni imprenditoriali, con quelle del Terzo Settore, con i Comuni e con il mondo della ricerca (a partire da quella universitaria) per promuovere lo sviluppo di queste imprese.

“Le Camere di commercio – conclude Gagliardi – sono il soggetto in grado di rafforzare l’indispensabile triangolazione tra chi produce beni economici e chi produce beni sociali: fra imprese profit, mondo del non profit e istituzioni. La Camera può rappresentare la casa che sostiene lo sviluppo delle imprese sociali e del non profit, un indispensabile tassello nel nuovo modello di sviluppo dell’Italia basato sulla qualità, sulla sostenibilità, sulla cultura dei territori: perché la coesione e il benessere sociale non sono ininfluenti rispetto alla creazione di ricchezza, come dimostra l’esperienza dei nostri distretti produttivi, dell’imprenditorialità diffusa, delle aziende familiari”.