Dove le donne lavorano di più e hanno le prospettive migliori

La parità si raggiunge anche attraverso il lavoro, infatti uno degli obiettivi della strategia “Europa 2020” per una crescita intelligente e sostenibile è quello di portare entro il 2020 al 75% il tasso di occupazione (20-64 anni). Per l’Italia questo si traduce in una obbligatoria crescita dell’occupazione femminile. In occasione dell’8 marzo Red-Sintesi fa il punto sulla situazione occupazionale femminile, da un punto di vista territoriale. Quali sono i comuni in cui le donne “lavorano”? Quali quelli che danno le maggiori prospettive per il futuro?
A Lana e Appiano sulla Strada del Vino lavora oltre il 55% della popolazione femminile. I dati del censimento riescono a dare una panoramica completa a dettaglio comunale dell’occupazione femminile e ne emerge un’Italia divisa in due. Al censimento 2011 il tasso di occupazione femminile per la popolazione con almeno 15 anni era pari al 36,1%, ma in molti comuni supera il 50%. Le performance migliori si riscontrano nei comuni della provincia di Bolzano che sembrano riuscire ad offrire alle donne le migliori condizioni di crescita professionale. Lana ed Appiano sulla Strada del Vino hanno tassi di occupazione femminile superiori al 55%, segue con il 53% Granarolo dell’Emilia comune bolognese. Anche considerando i soli comuni capoluogo di provincia, Bolzano è al primo posto con il 46,8% di donne occupate, seguito da Parma e Trento. In coda della classifica troviamo i comuni del Sud: a Crispano, Palma di Montechiaro, Niscemi e Francofonte solo il 13% della popolazione femminile lavora. Anche la classifica ristretta ai soli capoluoghi vede ai primi posti i comuni del Sud: Andria, Barletta, Napoli e Trani superano di poco il 20%.
Ma il divario è minore nei comuni del Bolognese. Se invece si va ad analizzare il divario tra i tassi di occupazione per genere, non troviamo più nelle prime posizioni i comuni di Bolzano, ma quelli di Bologna. Granarolo dell’Emilia, Cesano Boscone e Castenaso la differenza tra tasso di occupazione maschile e femminile è sotto le 10 unità. L’elevata occupazione complessiva del comune capoluogo dell’Alto Adige non fa emergere particolari differenziali tra maschi e femminine, mentre è curioso il caso di Nuoro, al primo posto tra i comuni capoluogo, data l’assenza di lavoro anche per il genere maschile.
Ed il futuro? Per parlare di futuro “al femminile” ci focalizziamo sui giovani ed anche in questo caso troviamo tra le prime posizioni i comuni di Bolzano. Qui oltre ad essere più forte una cultura al lavoro femminile, probabilmente la crisi economica si è avvertita meno ed aumentano le possibilità tra i giovani. A Lana solo il 6,2% delle giovani disponibili a lavorare non riescono a trovare lavoro, il dato rimane al 7,2% ad Appiano sulla strada del Vino ed arriva al 10% a Brunico. La situazione cambia nella coda della classifica in cui troviamo tanti comuni del Sud d’Italia. A Favara (Agrigento) l’80% delle ragazze disponibili a lavorare non riesce a trovare impiego situazione, simile a Qualiano (75,9) e a Casal di Principe (77,7).
Bisogna puntare sull’occupazione femminile per uscire dalla crisi – sottolineano le ricercatrici di RED-Sintesi – questo non implica solo un cambiamento della società a favore della donna che scardini pregiudizi, ma soprattutto un aumento delle opportunità lavorative che valorizzino maggiormente competenze e peculiarità caratteristiche di molti ambiti delle attività sia imprenditoriali che dipendenti.