Crisi: spendo meno, mangio meglio

Gli italiani che non riescono neanche a portare in tavola i cibi necessari per garantirsi una buona salute sono più che raddoppiati (+130 per cento) rispetto all’inizio della crisi nel 2008 ed oggi si contano circa 11 milioni di persone che, pur volendolo, non possono permettersi un pasto proteico adeguato almeno ogni due giorni. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti su dati Istat all’anteprima del rapporto Coldiretti/Censis sul tema “Gli effetti della crisi: spendo meno, mangio meglio”, illustrata dal Presidente del Censis Giuseppe De Rita e dal Presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo al Forum Internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione organizzato a Cernobbio da Coldiretti in collaborazione con lo Studio Ambrosetti. L’aspetto più drammatico di questa situazione sono i 4.068.250 di poveri che nel 2013 in Italia sono stati addirittura costretti a chiedere aiuto per il cibo da mangiare, secondo elaborazioni Coldiretti sul “Piano di distribuzione degli alimenti agli indigenti 2013″, realizzato dall’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura (Agea). Tra questi – sottolinea la Coldiretti – si contano ben 428.587 bambini con meno di 5 anni di età e 578.583 over 65 anni che sono dovuti ricorrere ad aiuti alimentari. In particolare – continua la Coldiretti – 303.485 persone hanno beneficiato dei servizi mensa, mentre sono ben 3.764.765 i poveri che nel 2013 hanno avuto assistenza attraverso i pacchi alimentari, che rispondono maggiormente alle aspettative dei nuovi poveri (pensionati, disoccupati, famiglie con bambini) i quali per vergogna prediligono questa forma di aiuto piuttosto che il consumo di pasti gratuiti in mensa. Una fotografia drammatica che – continua la Coldiretti – rappresenta la punta di un iceberg delle difficoltà che incontrano molte famiglie italiane nel momento di fare la spesa. “E’ necessario rompere questa spirale negativa aumentando il reddito disponibile soprattutto nelle fasce più deboli della popolazione”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare “la necessità di sostenere la ripresa dei consumi, che sono tornati indietro di oltre 30 anni sui livelli minimi del 1981”. E non sembra che sia stato ancora toccato il fondo con gli acquisti alimentari che nel 2014 sono ulteriormente scesi dell’uno per cento rispetto all’anno precedente con picchi per alimenti come le uova (-3,8 per cento) che tradizionalmente sostituiscono la carne nei momenti di difficoltà economica e l’ortofrutta i cui consumi degli italiani sono crollati ad un quantitativo che nel 2014 è sceso a meno di 323 chili per famiglia all’anno, addirittura al di sotto – conclude la Coldiretti – dei 400 grammi per persona raccomandati dal Consiglio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

CRISI: COLDIRETTI/CENSIS, 6 SU 10 TAGLIANO SPESA, TORNA CUCINA POVERA

Sei italiani su dieci hanno ridotto gli acquisti alimentari, per un totale di 15,4 milioni di famiglie costrette a tirare ulteriormente la cinghia negli ultimi due anni. E’ quanto emerge dall’anteprima del rapporto Coldiretti/Censis sul tema “Gli effetti della crisi: spendo meno, mangio meglio” illustrata dal Presidente del Censis Giuseppe De Rita e dal Presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo al Forum Internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione organizzato a Cernobbio da Coldiretti in collaborazione con Studio Ambrosetti. Nel dettaglio – sottolinea la Coldiretti – oltre 12,3 milioni di famiglie italiane di fronte alla crisi hanno deciso di ridimensionare gli sprechi nei propri consumi alimentari (48,1 per cento) mentre 3,1 milioni hanno dovuto tagliare i consumi essenziali (12,3 per cento). Per quasi 9,5 milioni di famiglie italiane (36,7 per cento) peraltro la crisi ha lasciato i consumi alimentari grosso modo invariati, mentre sono 468mila le famiglie a dichiarare di averli aumentati (1,8 per cento). Non sorprende quindi che al vertice dei fattori che, secondo gli italiani, determinano la loro dieta ci siano la ricerca della qualità e della genuinità (45,4 per cento) e i prezzi (39,1 per cento); a seguire si trovano i gusti, mangiare quel che piace (il 35,9 per cento) e la voglia di alimenti salutari (28,4 per cento). Genuinità e prezzi – rilevano Coldiretti/Censis – incarnano i due poli del paradigma del consumatore contemporaneo, maturato nelle dinamiche della crisi, che ha fatto proprie le logiche della sobrietà e i valori di un rapporto non più compulsivo con i consumi, in una logica nuova dove quantità non vuol dire qualità. Si spiega così anche il ritorno della “cucina povera” che utilizza gli avanzi, tagli minori, pesci poveri o addirittura gli scarti per risparmiare, ma – evidenziano Coldiretti/Censis – anche trucchi naturali per stare meglio con il ritorno delle diete naturali, delle posizioni miracolose e dei cibi afrodisiaci. Un patrimonio di trucchi e segreti che consentono sì di risparmiare, ma soprattutto di offrire un elemento distintivo che valorizza lo stare assieme a tavola. La messa in campo di comportamenti virtuosi – sottolineano Coldiretti/Censis – come la riduzione degli sprechi e il recupero degli avanzi sono gli unici aspetti positivi della crisi che fanno prepotentemente ritornare in tavola molti piatti della cucina povera. Bucce di patate fritte, zuppa di teste di pesce che altrimenti finirebbero nel bidone della spazzatura, polpette con la carne macinata avanzata, frittate di pasta cucinata il giorno prima, pizze ripiene con la verdura non consumata e panzanella con pane raffermo sono solo alcune delle ricette che non sono solo una ottima soluzione per non gettare gli avanzi, ma aiutano anche a non far sparire tradizioni culinarie del passato. “Al di là dei drammatici effetti della crisi, stiamo assistendo a un vero e proprio processo di ricostruzione del rapporto che lega il cibo che portiamo ogni giorno a tavola con il lavoro necessario per prepararlo”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che si tratta di “un passo importante per un Paese come l’Italia che ha bisogno di riscoprire la propria identità per tornare a crescere”.

CRISI: COLDIRETTI/CENSIS, 61,8% FAMIGLIE RITORNANO INSIEME A TAVOLA

Si stimano in 10,6 milioni le famiglie italiane che ogni giorno della settimana fanno almeno un pasto insieme a colazione, a pranzo o a cena; in altre parole il 61,8 per cento dei nuclei familiari, escluse ovviamente le unipersonali, riesce ad avere un momento quotidiano di incontro intorno alla tavola. E’ quanto emerge dall’anteprima del rapporto Coldiretti/Censis sul tema “Gli effetti della crisi: spendo meno, mangio meglio”, illustrata dal Presidente del Censis Giuseppe De Rita e dal Presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo al Forum Internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione, organizzato a Cernobbio da Coldiretti in collaborazione con lo Studio Ambrosetti. Le difficoltà economiche e sociali fanno stringere i ranghi all’interno della famiglia che si rafforza, non solo come soggetto di welfare che opera come fornitore di servizi e tutele per i membri che ne hanno bisogno, ma anche come supporto psicologico per affrontare nuove ansie e preoccupazioni. Dalla coabitazione – spiegano Coldiretti/Censis – si arriva al pasto in comune, per condividere e contenere e le spese, ma anche per trovare momenti di convivialità di fronte alle crisi relazionali, oltre alla necessità di risparmiare. Circa 2,5 milioni di famiglie italiane (il 14,3 per cento) fanno insieme tutti e tre i pasti per tutti e sette i giorni della settimana, identificando nella tavola, dalla colazione al pranzo alla cena, un quotidiano momento unificante per tutti i suoi membri. Un incontro che – rilevano Coldiretti/Censis – pur non garantendo la qualità della relazioni, è un valore in sé, perché è un momento certo in cui il principio primo della relazionalità può realizzarsi: essere vicini, potersi guardare negli occhi e scambiarsi parole, opinioni, anche a muso duro se necessario. Al contrario sono 342mila le famiglie in cui la copresenza a tavola durante la settimana è ridotta a livelli minimi, vale a dire al massimo un pasto insieme due volte a settimana. Sono queste le famiglie – evidenziano Coldiretti/Censis – in cui sicuramente non si riesce a fare del pasto un momento rituale della relazionalità. La cena si classifica come il momento più unificante, con 8,8 milioni di famiglie che cenano insieme tutti i giorni della settimana, 5,2 milioni pranzano insieme tutti e sette i giorni e 4,6 milioni di famiglie fanno tutti e sette i giorni colazione alla presenza di tutti i membri. I dati mostrano – aggiungono Coldiretti/Censis – che la tavola è oggi, ancora, un momento rituale significativo per tante famiglie italiane, malgrado i tanti fenomeni sociali di destrutturazione dei pasti, di proiezione verso l’esterno dei membri, di sviluppo di una relazionalità extrafamiliare anche per i membri in età adolescenziale. Lo stare assieme – concludono Coldiretti/Censis – a vicinanza in famiglia raggiunge l’apice nel week-end con 8,1 milioni di famiglie fanno colazione insieme il sabato e la domenica, 12,8 milioni pranzano entrambi i giorni insieme e 11,4 milioni fanno la cena sempre tutti insieme. “Spesso considerata superata, la struttura della famiglia italiana si sta dimostrando, nei fatti, fondamentale per tamponare gli effetti della crisi”, ha dichiarato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “in questo modo il nucleo familiare finisce per operare come vero e proprio provider di servizi e tutele per i suoi membri che ne hanno bisogno”.

CRISI: COLDIRETTI/CENSIS, 1 ITALIANO SU 3 FA SCORTE COME IN GUERRA

Quasi un italiano su tre accumula in casa riserve alimentari come non avveniva dai tempi di guerra, per un totale di 8,3 milioni di famiglie che fanno regolarmente scorta di prodotti in offerta con le promozioni, ai quali si aggiungono 14,3 milioni che lo fanno di tanto in tanto. E’ quanto emerge dall’anteprima del rapporto Coldiretti/Censis sul tema “Gli effetti della crisi: spendo meno, mangio meglio”, illustrata dal Presidente del Censis Giuseppe De Rita e dal Presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo al Forum Internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione, organizzato a Cernobbio da Coldiretti in collaborazione con lo Studio Ambrosetti. Un comportamento che non sembra essere scalfito dal rischio di deperibilità dei prodotti perché più di otto italiani su dieci (81 per cento) non buttano il cibo scaduto, con una percentuale che è aumentata del 18 per cento dall’inizio del 2014, secondo l’elaborazioni Coldiretti sulla base del rapporto 2014 di Waste watcher knowledge for Expo. Il ritorno al passato – spiegano Coldiretti/Censis – si avverte anche nelle strategie di risparmio con la metà degli italiani (49,8 per cento) che dichiara di fare sempre la lista scritta della spesa ai quali si aggiunge un 34,5 per cento che la fa solo qualche volta per non essere travolto dagli acquisti di impulso. In questa direzione tra i comportamenti di reazione alla crisi ci sono forme di sapiente sobrietà nell’utilizzo dei cibi acquistati e cucinati come, ad esempio, l’utilizzo di cibi avanzati preparati per precedenti pasti praticato da 22,8 milioni di famiglie, di cui 9,9 milioni lo fa regolarmente. Cresce il food sul web assieme – aggiungono Coldiretti/Censis – con 8,1 milioni di italiani, di cui quasi 2,4 milioni tra i 18-34enni, che dichiara di acquistare cibo su siti internet dove è più facile fare il confronto dei prezzi. “La pressione della crisi economica spinge gli italiani a ponderare meglio la propria spesa e la scelta di non sprecare il cibo è senza dubbio positiva, poiché fa bene all’economia e all’ambiente”, ha dichiarato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che si tratta di “un passo in avanti per un modello di consumo e di produzione più sostenibile che va nella direzione giusta per tutti”.

CONSUMI: COLDIRETTI/CENSIS, 10 MLN DI GIOVANI UNDER 35 AI FORNELLI

Sono 10 milioni i giovani tra i 18 ed i 34 anni che cucinano e lo fanno con piacere per passione (38,6 per cento), per gratificarsi (24,5 per cento) o rilassarsi (24,4 per cento), mentre appena il 4 per cento vive la cucina come un dovere. E’ quanto emerge dall’anteprima del rapporto Coldiretti/Censis sul tema “Gli effetti della crisi: spendo meno, mangio meglio”, illustrata dal Presidente del Censis Giuseppe De Rita e dal Presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo al Forum Internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione, organizzato a Cernobbio da Coldiretti in collaborazione con lo Studio Ambrosetti. Non è un caso che l’alberghiero ha raggiunto ben il 9,3 per cento del totale delle iscrizioni al primo anno delle scuole secondarie e si posiziona al secondo posto, dopo lo scientifico, fra i più richiesti in Italia. Le nuove generazioni assieme – sottolineano Coldiretti/Censis – alimentano peraltro una tradizione solida a livello nazionale dove complessivamente oltre 23,2 milioni (46,8 per cento) di italiani cucinano sempre, mentre 13,3 milioni (27 per cento) lo fanno spesso, poco più di 7 milioni (14,3 per cento) qualche volta e 3,9 milioni (7,9 per cento) raramente, a conferma del fatto che cucinare è un’attività radicata nel quotidiano. Il primo dato è incontrovertibile – rilevano Coldiretti/Censis -: cucinare è un’attività di massa, quotidiana, minuta, una componente costitutiva dello stile di vita degli italiani poiché sono appena 2 milioni quelli a cui non capita mai di cucinare, appena il 4,1 per cento della popolazione. La dimensione di genere continua ad essere molto importante: cucinare nel quotidiano è incombenza tipicamente femminile poiché cucinano sempre quasi 20 milioni di donne (77,1 per cento) di contro – spiegano Coldiretti/Censis – a 3,2 milioni di maschi (13,8 per cento). In termini percentuali emerge che cucinano: spesso il 38,8 per cento dei maschi di contro al 16,1 per cento delle donne; qualche volta il 24,8 per cento degli uomini di contro a poco più del 4,6 per cento delle donne; raramente il 14,1 per cento di uomini ed il 2,1 per cento di donne. Non cucinano mai – continuano Coldiretti/Censis – l’8,5 per cento di uomini e lo 0,1 per cento di donne. Il fatto che più di tre quarti delle donne italiane maggiorenni siano ogni giorno alle prese con i fornelli evidenzia che cucinare è ancora una incombenza prevalentemente femminile, e quindi componente costituiva di una persistente e, sinora, invariante distribuzione di ruoli nelle famiglie e nella società. Esiste però – rilevano Coldiretti/Censis – una mascolinità di nuovo conio che esprime la sua soggettività in termini creativi, di autogratificazione personale nel rapporto con la cucina, con la manipolazione del cibo. In queste attività di svago e autogratificazione i maschi agiscono con grande autonomia, senza vincoli – concludono Coldiretti/Censis – perché è una modalità attraverso la quale esprimono se stessi. E’ una mascolinità che si esprime anche in altre attività come la cura del piccolo orto familiare da balcone o nel giardinaggio. Sono quasi 7,4 milioni i single italiani che cucinano (98,2 per cento), di questi 4,8 milioni (64,2 per cento) lo fanno sempre e 1,7 milioni (23,6 per cento) lo fanno spesso. “Il boom dei giovani che si mettono ai fornelli conferma il trend che vede oggi in Italia quasi uno studente su quattro scommettere su una prospettiva di lavoro futuro nell’agricoltura e nel cibo”, ha dichiarato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “più in generale, il sempre crescente interesse per la cucina e il mangiar bene è anche ‘figlio’ dei primati che il nostro Paese ha conquistato in questi anni in termini di qualità dei suoi prodotti agroalimentari”.

CRISI: COLDIRETTI/CENSIS, IN 13,8 MLN AL LAVORO CON GAVETTA (+15%)

Il “fatto in casa” è diventato cult, da pasta a sugo, da yogurt a pane
Ben 13,8 milioni di italiani lavoratori si portano al lavoro cibo preparato in casa e di questi sono oltre 5,6 milioni quelli che dichiarano di farlo regolarmente, con un aumento record del 15 per cento nell’ultimo triennio. E’ quanto emerge dall’anteprima del rapporto Coldiretti/Censis sul tema “Gli effetti della crisi: spendo meno, mangio meglio”, illustrata dal Presidente del Censis Giuseppe De Rita e dal Presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo al Forum Internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione, organizzato a Cernobbio da Coldiretti in collaborazione con lo Studio Ambrosetti. Un lavoratore su quattro – spiegano Coldiretti/Censis – si porta dunque la “gavetta” o la “schiscetta” in ufficio o in fabbrica per risparmiare, ma anche per essere sicuro della qualità del pranzo o semplicemente perché si preferisce ricordare sapori e profumi casalinghi. Tra i comportamenti di sobrietà intelligente più diffusi va però segnalato il fatto che ben 41,9 milioni di italiani (88 per cento) tra i quali 24,7 milioni di donne (95,7 per cento) e 17 milioni di uomini (78,8 per cento), dichiarano di preparare alimenti fatti in casa travolti da un’onda trasversale che coinvolge i giovani (89,2 per cento), gli adulti (89,7 per cento) e i longevi (82,5 per cento). Si è di fronte – continuano Coldiretti/Censis – ad una specie di ritorno al passato rispetto alle prime fasi dell’industrializzazione e urbanizzazione del Paese quando la conquista della modernità passava anche dall’acquisto della pasta piuttosto che dalla sua realizzazione in casa. Per gli italiani che dalle campagne e dai piccoli comuni affluivano nelle grandi città – sottolineano Coldiretti/Censis – lasciare le tradizionali abitudini culinarie come quella di farsi una serie di prodotti in casa e comperarli presso i negozi di alimentari o i primi supermercati era una straordinaria e simbolica conquista del nuovo benessere. Oggi dopo le ondate di mucca pazza e la riscoperta della genuinità come valore, il fatto in casa agli occhi degli italiani torna a valere di più del prodotto acquistato. Preparano cibi in casa – evidenziano Coldiretti/Censis – le casalinghe (95,6 per cento) come le lavoratrici (98,2 per cento). Dolci (oltre 32 milioni), pizza (quasi 30 milioni) e pasta (27 milioni) sono i cibi a cui gli italiani dedicano più spesso una preparazione casalinga seguiti da conserve, salse di pomodoro (16,7 milioni), pane e marmellate (16 milioni) e yogurt (5,6 milioni). Alla costruzione della qualità soggettiva va ascritta anche la voglia di cucinare sempre meglio, di riuscire a preparare pietanze particolari, di buona qualità. Imparare a cucinare bene – concludono Coldiretti/Censis – è questione di talento, di pratica e di acquisizione di cognizioni adeguate; la voglia di cucinare bene è all’origine di una vera e propria corsa alla raccolta, selezione e messa in pratica di indicazioni, ricette, consigli, proposte. Infatti, dall’indagine emerge che:
– 42 milioni di italiani (88,4 per cento) dichiarano di leggere e utilizzare ricettari, 13,7 milioni regolarmente (28,9 per cento) e 28,3 milioni di tanto in tanto (59,5 per cento);
– 37,1 milioni di italiani (74,9 per cento) seguono programmi Tv di cucina, sui prodotti tipici e/o di alimentazione, di questi 10,7 milioni lo fa regolarmente (21,7 per cento) e 26,4 milioni di tanto in tanto (53,2 per cento);
– 26,7 milioni di italiani che cucinano seguono i consigli di celebri chef (56,2 per cento): 5 milioni lo fanno regolarmente (10,6 per cento) e 21,7 milioni di tanto in tanto (45,6 per cento).
“Preparare in casa il pane, la pasta, le conserve, lo yogurt o le confetture, oltre ad essere divertente e salutare, aiuta a risparmiare garantendosi la qualità degli ingredienti utilizzati”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “l’attenzione alla cucina e alla qualità dell’alimentazione trova riscontro nel boom degli acquisti di prodotti locali a chilometri zero direttamente dagli agricoltori che garantiscono una maggiore freschezza e genuinità delle ricette”.

CONSUMI: COLDIRETTI, SBALLO ADDIO, APERICENA PER 3 GIOVANI SU 4

Quasi tre giovani under 35 anni su quattro (71 per cento) soprattutto nel fine settimana partecipano al rito dell’apericena, ovvero il mixage tra il rito dell’aperitivo e un pasto propriamente detto, di solito la cena. E’ quanto emerge dall’anteprima del rapporto Coldiretti/Censis sul tema “Gli effetti della crisi: spendo meno, mangio meglio”, illustrata dal Presidente del Censis Giuseppe De Rita e dal Presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo al Forum Internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione, organizzato a Cernobbio da Coldiretti in collaborazione con lo Studio Ambrosetti. C’è una crescente relazionalità – sottolineano Coldiretti/Censis – intorno al cibo che ha fatto nascere ed affermare in pochissimo tempo un momento di aggregazione con connotati innovativi che, sotto la spinta della crisi, interessa ora complessivamente 7,9 milioni di giovani e tra questi ben 1,5 milioni regolarmente. A fare da apripista – precisano Coldiretti/Censis – sono stati alcuni contesti del nord dove quello dell’aperitivo è una sorta di antico rito sociale. Ormai la nuova formula si è andata diffondendo un po’ ovunque nel territorio nazionale. Si pensi – continuano Coldiretti/Censis – ai noti casi di Padova con lo Spritz o anche di alcune zone del comune di Milano o della stessa capitale in cui l’aperitivo è un momento di convivialità in cui conversare, mangiare e bere qualche cosa e rallentare in modo anche netto rispetto alla concitazione della quotidianità. In particolari contesti metropolitani, da Milano a Torino a Roma, ma in quasi tutte le altre città, l’aperitivo e i luoghi in cui incontrarsi per farlo, sono diventati uno dei pilastri della relazionalità di persone dalle caratteristiche socio-demografiche anche molto diverse. Un fenomeno che – rilevano Coldiretti/Censis – ha in realtà contagiato diverse categorie sociali e oggi a fare l’aperitivo mangiando stuzzichini, la cosiddetta apericena, sono 25,7 milioni di italiani (51,8 per cento) di cui 3,6 milioni regolarmente (7,4 per cento) e 22 milioni di tanto in tanto (44,4 per cento). Anche grazie alla molteplicità di offerte messe a disposizione dei locali, l’aperitivo in chiave moderna è diventata l’occasione per accompagnare il necessario contenimento delle spese dettato dalla crisi economica con una attenzione alla qualità dell’alimentazione. Un modo – proseguono Coldiretti/Censis – per assaggiare e imparare a conoscere i diversi tipi di vino di cui è particolarmente ricca l’Italia, ma anche per gustare formaggi, salumi, olive o anche semplicemente pizzette speciali, il tutto a costi estremamente contenuti. Non mancano casi in cui – affermano Coldiretti/Censis – vengono organizzate serate a tema con prodotti a chilometri zero del territorio o prove di degustazioni su vini territoriali. Dichiarano di partecipare a degustazioni di cibi, vini e prodotti tipici circa 23,5 milioni gli italiani (di cui 1,4 milioni regolarmente e 22 milioni di tanto in tanto). Degustare prodotti e vini tipici di qualità è pratica collettiva più urbana, di ceti attivi e più giovani; proprio la diffusione in questi gruppi sociali di tale pratica costituisce testimonianza di una contemporaneità del rapporto con il valore dei territori che si condensa in prodotti che incorporano la tipicità locale. È infatti – continuano Coldiretti/Censis – il 48,9 per cento degli under 35 a parteciparvi, ovvero 5,4 milioni di cui è il 4,8 per cento a farlo regolarmente e il 44,1 per cento di tanto in tanto. Le degustazioni sono poi una pratica diffusa anche tra i single, sono infatti 1,9 milioni a parteciparvi (25,8 per cento), più che altro di tanto in tanto (25,4 per cento) a fronte di una quota dello 0,4 per cento che dichiara di farlo regolarmente. Anche la diffusione minuta dell’acquisto dei prodotti tipici e a chilometro zero – concludono Coldiretti/Censis – rientra tra i comportamenti sociali che esprimono apprezzamento per il territorio e i suoi patrimoni”. “Merito anche dei nostri mercati degli agricoltori di Campagna Amica che hanno ricreato un legame profondo tra consumatore e produttore, tra il luogo di consumo e il luogo di produzione, tra città e campagna”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “il segreto del successo sta anche nella sincera volontà di un numero crescente di cittadini di aiutare con i propri atti di acquisto il lavoro e l’economia nazionale e di comportarsi in modo sostenibile per la società e l’ambiente”.