Con 796 sequestri e 430.833 pezzi confiscati nel 2016 da Guardia di Finanza e Agenzia delle Dogane, la provincia di Genova si colloca al quinto posto in Italia per numero di interventi anticontraffazione, che rappresentano il 5,4% del totale nazionale. Significativo è anche l’impegno delle altre forze dell’ordine: nell’ultimo anno le attività di repressione condotte da Polizia, Carabinieri e Polizia municipale hanno portato al sequestro di 93.224 articoli contraffatti e piratati. È quanto emerge da una ricerca del Censis realizzata per il Ministero dello Sviluppo Economico (Direzione Generale Lotta alla contraffazione-UIBM).
Il mercato del falso vale a livello nazionale 6,9 miliardi di euro e sottrae 100.000 posti di lavoro all’economia legale. L’emersione della contraffazione comporterebbe anche un aumento del gettito fiscale, tra imposte dirette (su impresa e lavoro) e indirette (Iva), pari a 1,7 miliardi di euro.
Il porto di Genova è uno snodo cruciale per l’ingresso delle merci false provenienti prevalentemente da Cina, India e Marocco, e costituisce uno scalo strategico anche per la distribuzione dei prodotti contraffatti verso Lombardia (in particolare Milano), Toscana e Campania. I settori più colpiti sono l’abbigliamento e gli accessori, che insieme rappresentano il 75% delle merci sequestrate. Sono settori emergenti l’elettronica e i prodotti ad alto contenuto tecnologico (soprattutto telefoni cellulari e loro componenti) e i pezzi di ricambio per auto. Nell’ultimo anno sono stati effettuati nel territorio 6 sequestri che hanno portato alla confisca di 2.914 articoli tra accessori per autoveicoli e motocicli, pezzi meccanici e biciclette.
Ma la città di Genova è anche un centro di rifinitura e confezionamento delle merci contraffatte. La conformazione del centro storico genovese, insieme alla presenza di molti esercizi commerciali chiusi, lo rende un luogo ideale per l’occultamento di opifici e magazzini del falso.
I carruggi e la zona adiacente al porto nel tempo sono divenuti le principali aree di assembramento dei venditori abusivi. Il fenomeno è meno consistente nei mesi estivi, quando gli ambulanti (soprattutto senegalesi e bengalesi) fanno giornalmente avanti e indietro in treno per raggiungere le spiagge dei comuni balneari.
Rilevanti sono le azioni di contrasto e repressione messe in campo dalle forze dell’ordine, e notevoli sono stati anche gli sforzi delle amministrazioni locali e delle associazioni di categoria per ridare vita a quartieri dove l’abbandono dei residenti e la concentrazione di persone a rischio di emarginazione sociale hanno favorito la proliferazione dell’abusivismo commerciale con un forte coinvolgimento di cittadini stranieri. Ma di fronte a un mercato della contraffazione che diventa sempre più capillare e camaleontico, un fenomeno che si trasforma e diventa sempre più «liquido», alle attività di repressione e di contrasto, che agiscono sui nodi puntuali della rete logistica (come porti e aeroporti), bisogna affiancare iniziative di comunicazione e sensibilizzazione rivolte ai cittadini-consumatori, chiamandoli ad essere attori e protagonisti in prima persona della lotta alla contraffazione. Partendo dalla piena consapevolezza della gravità del reato e delle sue implicazioni in termini di rischi per la salute, danno all’economia e finanziamento delle organizzazioni criminali.

Di Pierpaolo Molinengo

Giornalista, classe 1971. Ho una laurea in materie letterarie, conseguita presso l'Università degli Studi di Torino. Ho iniziato ad occuparmi di Economia fin dal 2002, concentrandomi dapprima sul mercato immobiliare, sul fisco e i mutui, per poi allargare i miei interessi ai mercati emergenti ed ai rapporti Usa-Russia.