Commercio, export ed industria salvati dall’alimentare

Volano i discount alimentari che fanno segnare un aumento record del 6,2% e trainano la ripresa del comparto alimentare che cresce nelle vendite del 2,3%, più di cinque volte il non alimentare che resta stagnante con un +0,5%.  E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati sul commercio al dettaglio dell’Istat relativi a gennaio 2019. La crescita imponente della spesa alimentare low cost conferma le difficoltà nei consumi interni e la necessità di scongiurare qualsiasi ipotesi di aumento dell’imposta sugli acquisti.

L’aumento dell’Iva rischia di riguardare – continua la Coldiretti – anche beni di prima necessità come carne, pesce, yogurt, uova, riso, miele e zucchero con aliquota al 10% e il vino e la birra al 22% che rappresentano componenti importanti nei consumi delle famiglie. La spesa alimentare – conclude la Coldiretti – è la principale voce del budget delle famiglie dopo l’abitazione con un importo complessivo di 244 miliardi ed è quindi un sensore attendibile della situazione in cui si trovano gli italiani.

Le esportazioni di prodotti agroalimentari Made in Italy in Cina hanno raggiunto nel 2018 il record storico di 450 milioni di euro, un valore che è più che triplicato negli ultimi 10 anni (+260%) con la progressiva apertura del gigante asiatico a stili di vita occidentali.

Il prodotto più esportato in Cina è il vino per un valore stimato dalla Coldiretti in 130 milioni di euro nel 2018 con l’Italia che ha sorpassato la Spagna ed è diventata il quarto esportatore verso Pechino. A frenare le spedizioni agroalimentari Made in Italy – precisa la Coldiretti – sono le barriere tecniche ancora presenti per le produzioni nazionali. Se infatti è stato rimosso nel 2016 il bando sulle carni suine italiane e nel 2018 le frontiere si sono aperte in Cina per l’erba medica italiana, al momento per quanto riguarda la frutta fresca – continua la Coldiretti – l’Italia può esportare in Cina solo kiwi e agrumi mentre sono ancora bloccate le mele e le pere oggetto di uno specifico negoziato.

Un ostacolo che occorre superare per proseguire nel percorso in atto da anni di riequilibrio dei rapporti commerciali nell’agroalimentare con le importazioni dalla Cina che – rileva la Coldiretti – hanno superato del 33% il valore delle esportazioni. A calare drasticamente del 20% nel 2018 rispetto all’anno precedente sono state – secondo la Coldiretti –  le importazioni dalla Cina di derivati di pomodoro con l’entrata in vigore il 26 agosto del 2018 dell’obbligo di indicare in etichetta l’origine per pelati, polpe, concentrato e degli altri derivati del pomodoro per smascherare l’inganno dei prodotti coltivati all’estero ed importati per essere spacciati come italiani.

La Cina – conclude la Coldiretti – è al secondo posto a livello mondiale tra i Paesi che hanno fatto scattare maggiori allarmi alimentari nell’Unione Europea nel corso del 2018 ed è per questo importante garantire la sicurezza ed il rispetto dei diritti dei lavoratori dei prodotti che varcano la frontiera.

In controtendenza rispetto all’andamento generale cresce la produzione industriale nell’alimentare che fa segnare un aumento dello 0,5%. L’alimentare – sottolinea la Coldiretti – è uno speciale indicatore dello stato dell’economia nazionale poiché si tratta della principale voce del budget delle famiglie dopo l’abitazione con un importo complessivo di 244 miliardi.

Il risultato positivo è sostenuto dall’aumento degli acquisti alimentari degli italiani del 2,3% trainato dai discount che mettono a segno un record del +6,2%. Un risultato che – conclude la Coldiretti – non deve essere vanificato dall’ aumento dell’Iva che colpirebbe anche beni di prima necessità come carne, pesce, yogurt, uova, riso, miele e zucchero con aliquota al 10 per cento e vino e birra con aliquota al 22% con effetti drammatici sui redditi delle famiglie più bisognose.