Brexit: con paura no deal +14% pummarola italiana

Brexit: con il rischio del no deal volano le esportazioni italiane di cibo e bevande Made in Italy in Gran Bretagna dove fanno registrare un balzo record del 4%, in netta controtendenza con l’andamento stagnante del commercio estero per emergenza Covid. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti/Fondazione Divulga sugli effetti dell’ipotesi più probabile di No Deal sulla Brexit tra la Gran Bretagna e l’Unione Europa.

Tra i prodotti agroalimentari italiani che registrano l’incremento maggiore nelle vendite in Gran Bretagna ci sono i derivati del pomodoro (pelati, polpe e passate) con un aumento del 14% in valore nei primi nove mesi con ma che rischiano di subire l’impatto dei nuovi standard imposti con l’uscita della Gran Bretagna dalle Ue. A preoccupare i cittadini britannici è l’eventuale arrivo di dazi e ostacoli amministrativi e doganali alle esportazioni Made in Italy con rincari di cibi e bevande di cui il Paese Oltremanica è fortemente deficitario. Circa 1/3 della frutta e verdura consumata dagli inglesi, secondo l’analisi Coldiretti/Fondazione Divulga, viene dall’Unione Europea dove cresce il rischio dei dazi che potrebbero scattare in caso di mancato accordo sulla Brexit, con un effetto dirompente sui mercati britannico e comunitari.

Brexit: manca l’accordo

Senza accordo sulle regole con l’Unione Europea, la Gran Bretagna – sottolinea la Coldiretti – rischia però anche di diventare il porto franco del falso Made in Italy in Europa per la mancata tutela giuridica dei marchi dei prodotti italiani a indicazioni geografica e di qualità (Dop/Igp), che rappresentano circa il 30% sul totale dell’export agroalimentare tricolore. I maggiori contraffattori del Made in Italy a tavola nel mondo sono infatti gli Usa, con i quali gli inglesi hanno stretto un accordo commerciale, ma anche il Canada e l’Australia che fanno parte del Commonwealth.  Si tratta purtroppo di un rischio reale come dimostrano le vertenze Ue del passato nei confronti di Londra con i casi della vendita di falso Prosecco alla spina o in lattina fino ai kit per produrre in casa finti Barolo e Valpolicella o addirittura Parmigiano Reggiano.

La preoccupazione è peraltro che si affermi una legislazione sfavorevole alle esportazioni agroalimentari italiane come ad esempio l’etichetta nutrizionale a semaforo sugli alimenti che si sta diffondendo in gran parte dei supermercati britannici e che boccia ingiustamente quasi l’85% del Made in Italy a denominazione di origine (Dop), compresi prodotti simbolo, dall’extravergine di oliva al prosciutto di Parma, dal Grana Padano al Parmigiano Reggiano.

Le esportazioni di prodotti alimentari tricolori sono state pari a 3,4 miliardi di euro nel 2019, dopo il vino che complessivamente ha fatturato sul mercato inglese quasi 771 milioni di euro, spinto dal Prosecco Dop, al secondo posto tra i prodotti agroalimentari italiani più venduti in Gran Bretagna ci sono i derivati del pomodoro per circa 350 milioni di euro nel 2020, ma rilevante è anche il ruolo della pasta, dei formaggi e dell’olio d’oliva. Importante anche il flusso di Grana Padano e Parmigiano Reggiano per un valore attorno ai 85 milioni di euro.