I borghi trionfano in un anno condizionato dal Coronavirus

Due italiani su tre (66%) hanno visitato i borghi durante l’estate 2020 alla scoperta di prodotti e tradizioni meno conosciuti ma anche per sfuggire al rischio del sovraffollamento nelle spiagge e nelle località turistiche più battute, di fronte all’emergenza coronavirus. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti divulgata in occasione della giornata mondiale del turismo nel quale si registra nel primo semestre un crollo del 72% degli arrivi nei paesi dell’Europa del sud secondo la World Tourism Organization.

Un nuovo protagonismo si rileva però dei centri minori spinto dagli effetti della pandemia che ha portato alla riscoperta del turismo di prossimità con 1 italiano su 4 (25%) che ha scelto per le proprie ferie una destinazione vicino casa, all’interno della propria regione di residenza, secondo l’indagine Coldiretti/Ixè. Tale fenomeno è favorito anche dalla diffusione capillare dei piccoli comuni che incrementa la capacità di offrire un patrimonio naturale, paesaggistico, culturale e artistico senza eguali. In Italia i centri sotto i 5mila abitanti sono, infatti, 5.498, quasi il 70% del totale, secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat.

A trainare le visite nei piccoli borghi sono soprattutto i prodotti enogastronomici, come dimostra il fatto che quasi un italiano su due (49%) è rientrato dalle vacanza con specialità tipiche come souvenir del territorio che si classificano come i preferiti nell’estate 2020, nonostante il taglio dei budget disponibili per effetto delle difficoltà economiche e dei timori per il futuro. Tra i prodotti più acquistati primeggiano a sorpresa i formaggi davanti a salumi, vino e olio extravergine d’oliva. Al secondo posto tra i souvenir si classificano prodotti artigianali e a seguire gadget, portachiavi, magliette.

Borghi, cosa cercano i turisti?

La ricerca dei prodotti tipici è, del resto, diventato un ingrediente irrinunciabile – spiega Coldiretti – delle vacanze in un Paese come l’Italia che è leader mondiale del turismo enogastronomico potendo contare sull’agricoltura più green d’Europa con 306 specialità ad indicazione geografica riconosciute a livello comunitario e 524 vini Dop/Igp, 5155 prodotti tradizionali regionali censiti lungo la Penisola, la leadership nel biologico con oltre 60mila aziende agricole biologiche, la più grande rete mondiale di mercati di agricoltori e fattorie con Campagna Amica.

A garantire, invece, l’ospitalità nei piccoli centri è soprattutto una rete composta da 24mila strutture agrituristiche con 253mila posti letto e quasi 442 mila posti a tavola. Gli agriturismi spesso situati in zone isolate della campagna in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all’aperto, sono forse i luoghi dove è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche. Non a caso a settembre quest’anno si stimano, secondo Coldiretti, circa 900mila presenze nelle strutture agrituristiche, che consentono di conciliare la buona tavola con la possibilità di stare all’aria aperta avvalendosi anche delle comodità e dei servizi offerti, ma anche di assistere alle tradizionali attività autunnali come il rito della vendemmia o avventurarsi nei boschi alla ricerca dei porcini, finferli e trombette.

La vacanza nei piccoli borghi, da sempre fortemente caratterizzati dalla presenza dell’agricoltura, rappresenta un esempio di turismo sostenibile prezioso per il sistema Paese che, se adeguatamente valorizzato, può diventare una risorsa strategica per il rilancio economico e occupazionale dopo la crisi causata dall’emergenza sanitaria afferma il presidente di Coldiretti Ettore Prandini.