Langhe, Roero e Monferrato sono Patrimonio dell’umanità

I paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato sono stati finalmente iscritti dall’Unesco nella lista del Patrimonio mondiale dell’umanità. Si tratta del 50° sito italiano che ottiene questo ambitissimo riconoscimento. Il via libera definitivo è arrivato il 22 giugno durante la riunione del comitato dell’Unesco riunito a Doha, nel Qatar, per la sua 38a. sessione, che ha così confermato i contenuti del parere espresso da Icomos, organo tecnico che, su incarico dell’Unesco, ha analizzato il dossier di candidatura.

La motivazione sostiene che “i paesaggi culturali vitivinicoli del Piemonte di Langhe-Roero e Monferrato sono una eccezionale testimonianza vivente della tradizione storica della coltivazione della vite, dei processi di vinificazione, di un contesto sociale, rurale e di un tessuto economico basati sulla cultura del vino. La loro storia è testimoniata dalla presenza di una grande varietà di manufatti e architetture legate alla coltivazione della vite e alla commercializzazione del vino. I vigneti di Langhe-Roero e Monferrato costituiscono inoltre un esempio eccezionale di interazione dell’uomo con il suo ambiente naturale: grazie ad una lunga e costante evoluzione delle tecniche e della conoscenza sulla viticoltura si è realizzato il miglior adattamento possibile dei vitigni alle caratteristiche del suolo e del clima, tanto da diventare un punto di riferimento internazionale. I paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato incarnano l’archetipo di paesaggio vitivinicolo europeo per la loro grande qualità estetica”.
Una decisione accolta con grande soddisfazione dal presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino: “Il merito del risultato va a tutto il territorio di Langhe-Roero e Monferrato, che ha saputo costruire e mantenere nel tempo un paesaggio culturale, legato al mondo del vino, eccezionale e unico nel suo valore ed espressione della altissima qualità della produzione vitivinicola della nostra regione. La proclamazione rappresenta un tassello fondamentale della strategia turistica complessiva dalle amministrazioni che si sono succedute alla guida della Regione Piemonte: ritengo che sia un punto di partenza e non di arrivo, perché da questo momento in avanti che bisognerà lavorare per sfruttare al meglio, con progetti e idee innovative, il ritorno di questo riconoscimento”.
Positivo anche il commento dell’assessore all’Agricoltura, Giorgio Ferrero: “Adesso si avrà un forte impatto sul sistema del vino piemontese. per la evidente promozione che ne deriverà e per l’attrazione che un sito Unesco ha sul piano turistico, culturale, enogastronomico. Sarà compito della Regione lavorare per valorizzarlo ulteriormente, in modo che continui a produrre bellezza e ricchezza”.
Il progetto, avviato nel 2009 e rivisto alla luce delle osservazioni fatte dall’Unesco, comprende sei aree di eccellenza per un’estensione di 10.789 ettari su 29 Comuni all’interno di una più vasta area di protezione che interessa 101 Comuni. Per essere iscritto un sito deve possedere un valore universale, dimostrando di essere depositario di un significato culturale unico, tale da essere riconosciuto e conservato come patrimonio dell’intera umanità.
Alla riunione di Doha ha partecipato la delegazione italiana, composta dall’ambasciatore in Qatar, dai rappresentanti dei Ministeri per i Beni culturali e delle Politiche agricole e degli enti che hanno promosso la candidatura: la Regione Piemonte, con l’assessore alla Cultura Turismo, Antonella Parigi, le Province di Alessandria, Asti e Cuneo, l’Associazione per il Patrimonio dei Paesaggi Vitivinicoli, l’Istituto Superiore sui Sistemi Territoriali per l’Innovazione (istituto di ricerca senza scopo di lucro, costituito da Politecnico di Torino e Compagnia di San Paolo, che ha partecipato attivamente alla stesura dei documenti tecnici utili alla presentazione ufficiale della candidatura).