L’impatto storico-sociale dell’immigrazione moderna nella sanità

In Italia vivono 5 milioni di stranieri di 197 nazionalità diverse (di cui quasi 1,1 milioni sono minori), con una estrema varietà di culture, usi e appartenenze religiose: 1,6 milioni sono musulmani, 1,5 milioni ortodossi, 918.000 cattolici, 216.000 protestanti, 109.000 buddisti. Creano valore per 123 miliardi di euro l’anno (pari a circa il 9% del Pil), versano 3,2 miliardi di Irpef annui e 10,5 miliardi di contributi previdenziali. Ed è pari a 5,3 miliardi l’ammontare annuo delle rimesse (800 milioni di euro sono diretti verso i Paesi africani), di cui 1,1 miliardi dalla Lombardia e 985 milioni dal Lazio. È quanto emerge da una ricerca del Censis condotta su progetto e commissione della Fondazione Farmafactoring.

La demografia salvata dagli immigrati

Le donne straniere mettono al mondo in media 2,1 figli rispetto agli 1,3 delle italiane e hanno una età media al parto molto inferiore: 28,5 anni le straniere, 32,1 le italiane. Oggi il 20% dei bambini in Italia ha almeno un genitore straniero e circa il 15% ha entrambi i genitori stranieri.

È cittadino italiano chi nasce in Italia

Il 44% degli italiani ritiene che è cittadino italiano chi nasce sul suolo italiano, per il 33% chi vive in Italia per un certo periodo di tempo minimo (non importa dove sia nato), per il 19% chi ha genitori italiani. Lo «ius soli» (il diritto di cittadinanza agli immigrati acquisito automaticamente con la nascita in un territorio) è quindi il criterio privilegiato dagli italiani.

Giovani, vigorosi e in buona salute

L’87,5% degli immigrati definisce buone o molto buone le proprie condizioni di salute, a fronte dell’83,5% degli italiani che affermano altrettanto. L’effetto «migrante sano» è frutto dell’autoselezione all’origine, perché di solito emigra chi è in buona salute. In genere, gli immigrati si rivolgono alla sanità italiana solo quando la patologia è conclamata. In un mese il 20% degli stranieri si reca dal medico, contro il 33% degli italiani che fanno altrettanto. Oltre che più vigorosi, gli stranieri hanno stili di vita anche più salutari: il 4% della popolazione straniera di 14 anni e oltre consuma alcol fuori dai pasti almeno una volta la settimana (l’8% tra gli italiani), mentre fuma il 23% (il 26% degli italiani). Sono invece simili agli italiani nel rapporto con il peso: il 31% degli stranieri è sovrappeso e quasi l’8% è obeso, esattamente come gli italiani.

La sanità che include gli immigrati

Il 96% degli stranieri residenti in italiani si fa curare all’occorrenza dal Servizio sanitario nazionale. Fanno eccezione i cinesi, tra i quali il 15% si affida a terapie non convenzionali. L’80% degli immigrati che hanno avuto bisogno di cure non ha sperimentato nessuna difficoltà nell’accesso alle prestazioni sanitarie nel nostro Paese. Sono riusciti a spiegare senza problemi al medico italiano cui si sono rivolti i disturbi accusati e hanno capito tutto quanto il medico ha prescritto. Qualche difficoltà in più hanno avuto gli stranieri arrivati in Italia da meno di cinque anni (il 65% è riuscito a spiegare i sintomi al medico senza difficoltà), ma le difficoltà linguistiche si riducono drasticamente tra chi è in Italia da più di cinque anni (l’85% si sa spiegare bene e capisce il medico senza difficoltà) e tra gli immigrati laureati (la percentuale sale in questo caso al 90%). E se complessivamente il 29% degli stranieri dichiara di aver subito una qualche forma di discriminazione in Italia, solo in pochissimi casi è avvenuto in ambienti sanitari.

Pronto soccorso, consultori e ospedali: i luoghi della sanità dei migranti

Ogni anno accedono al Pronto soccorso 66 stranieri su mille (complessivamente, 1,7 milioni di accessi): un dato più alto di quello riferito alla popolazione italiana (48 su mille). I valori più elevati si registrano tra i maschi tunisini (131 su mille) e le donne marocchine (101 su mille). Meno intenso è il ricorso al Pronto soccorso da parte dei cinesi (23 su mille). Molto frequentati sono i consultori familiari, divenuti ormai luoghi cruciali di relazionalità per le donne immigrate: vi si rivolgono 34 donne straniere su mille (tra le italiane il dato scende a 23 su mille). Nella fascia di età 25-34 anni il dato sale a 53 straniere su mille (più alto del dato riferito alle italiane della stessa età: 46 su mille).

Ma poche diagnosi precoci

Tra gli stranieri provenienti dai Paesi poveri a forte pressione migratoria è però ridotto il ricorso alle diagnosi precoci. Il 33% dei migranti tra i 50 e i 69 anni ha effettuato lo screening del colon nei tempi raccomandati (il 39% degli italiani), il 60% delle donne straniere di 50-69 anni ha eseguito quello della mammella negli ultimi due anni (il 71% delle italiane), il 70% delle donne straniere tra i 25 e i 64 anni ha effettuato quello del collo dell’utero negli ultimi tre anni (il 77% delle italiane).